melancholia

fotogramma dal fil melancholia del 2011 di lars von trier

Quando vidi “Europa” (1991), Lars Von Trier divenne per me un nuovo importante punto di riferimento nel panorama della cultura visiva. Non avevo visto i film precedenti (L’elemento del crimine del 1984,  Epidemic, del 1988 ) e non ricordo di averne sentito parlare o letto qualcosa prima di allora. Fu quindi una vera rivelazione.

Per chi conosce la filmografia di Von Trier e ne ha seguito l’evolvere del linguaggio filmico, Melancholia appare per certi versi un film convenzionale. Si tratta della storia di due sorelle, Justine e Claire, assai diverse tra loro. Nella prima parte assistiamo alle nozze di Justine in una grande villa con parco che scopriamo essere la casa dove vivono Claire col ricchissimo marito e il loro giovane figlio. Justine durante i festeggiamenti diviene gradatamente preda di una crisi depressiva che la porta a rompere prima col suo capo – uno degli invitati – e poi col fidanzato-marito. Il matrimonio va a monte. Justine è accolta amorevolmente da Claire e dal marito nella loro famiglia. Dopo pochi giorni sembra riprendersi… Nella seconda parte scopriamo che il marito di Claire è una specie di studioso di astronomia. Scruta il cielo in attesa dell’avvicinarsi del pianeta Melancholia che, secondo i calcoli, dovrebbe solo sfiorare la Terra. Molti temono che in realtà i pianeti siano in rotta di collisione e che questo significhi la fine. Claire diviene a sua volta preda di una crisi nervosa. La sua casa, il suo benessere, i suoi affetti, tutto sta  per terminare. I ruoli si ribaltano.  Justine, la ragazza problematica, fragile e sofferente mostra una forza sorprendente e guarda quasi con disprezzo la debolezza di Claire…

claire col figlio

Ho rivisto il film recentemente. Mi chiedevo come mai Von Trier avesse posto la sua storia in un contesto da fantascienza. La potenza del film risiede nella sconvolgente negatività disperata, nella deprivazione di ogni spiraglio di ottimismo. La fine, simbolicamente rappresentata da un cataclisma cosmico – probabilmente legata ad un oscuro presagio intimamente presente in molti, me compreso – è l’azzeramento di un mondo falso, di rapporti tra persone basati su di una sorta di sfruttamento morale e materiale, rappresentata dal bisogno d’amore e di prestazioni falsamente blandite, che dissimulano il rapporto di potere tra gli individui nella convenzionalità dell’educazione e della comprensione.

il pianeta melacholia

il marito e il capo di justine

il parco con i personaggi

Von Trier dall’interno della propria depressione ce ne mostra il riflesso oscuro nelle sue immagini, cariche di simbolismi e di evocazioni. Ho rivisto il film perché da più di un anno sono tornato al mio antico interesse per l’astronomia, che ho coltivato sin da bambino. Recentemente ho letto articoli sugli asteroidi, ho visto documentari e sono stato quasi ossessionato dalla teoria delle stringhe. Penso che l’unica filosofia che abbia senso debba avere al centro l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande. La “finitudine” della nostra condizione, miserie, sofferenze, conflitti, sopraffazione, morte e persino la “resurrezione” sono profondamente intrinseche nella dinamica cosmica.

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