crimini e misfatti

woody allen e martin landau in una scena del film crimini e misfatti

Fotogramma dal film

Ho rivisto Crimini e misfatti, un film del 1989 di W. Allen, trai miei preferiti. Divertente, profondo, intrigante… forse solo un po eccessivo.
Come il co-protagonista (interpretato dallo stesso Woody Allen) Cliff Stern, anch’io rivedo spesso i film che amo. Amare un film non vuol dire che questo sia necessariamente un capolavoro.  Si creano a volte legami  particolari, nulla di strano. Magari è capitato di essersi identificati con qualche personaggio…, possono essersi prodotte sinestesie singolari e personalissime, quasi inesprimibili… Io penso che rivedere un film può essere il desiderio di rinnovare sensazioni, pensieri, suggestioni, che in qualche modo hanno inciso in quel momento della nostra esistenza passata e a cui siamo legati. Eppure, se ne trae sempre qualcosa di nuovo. Cambiando negli anni, modifichiamo la nostra percezione, ampliamo lo spettro dei nostri livelli di comprensione e, pur mantenendo quel  legame, per qualche motivo, spostiamo gradualmente il nostro punto di osservazione. Aggiungo che penso sia diverso dal rileggere un libro, un romanzo ad esempio. L’opera filmica produce un rapporto col reale maggiormente empatico e si lega in maniera più profonda alla carne viva dell’esistente di quanto non faccia la parola stampata, certamente più celebrale e mediata. L’azione immaginativa stimolata dalla lettura – per cui il lettore diviene un co-autore dell’opera letteraria – produce, paradossalmente una relazione di impossessamento. Raramente si sente la necessità di rileggere un romanzo. O non ci ha davvero colpiti (è una espressione un po becera, lo so) – e allora perché rileggerlo? O è diventato così profondamente parte di noi che abbiamo quasi timore, rileggendolo, di dissacrarne la memoria.

IL FILM

Si tratta di due vicende che si sviluppano parallele, con due protagonisti, Judah (nome molto evocativo) e Cliff. Il primo è un affermato professionista, un oculista di chiara fama,  di mezza età, ebreo non credente ma stimato dalla comunità, serio e pacato. Si coinvolge in una storia sentimentale con una donna più giovane, instabile e viscerale che minaccia, ad un certo punto, di rivelare la propria relazione alla moglie dell’uomo. Tutto il suo quieto ed ipocrita mondo borghese, coi rapporti sociali e le certezze acquisite rischia di crollare. Ogni tentativo di far rinsavire la donna è vano. Judah si rivolge al fratello, un malavitoso (questa è un aspetto alquanto controverso del soggetto) e dopo vari tentennamenti accetta che si occupi della faccenda nella maniera classica (anche questa appare come una forzatura narrativa), facendo uccidere la donna da un killer professionista.

Cliff, un documentarista impegnato ma di non di successo, sposato ma in crisi con la moglie, entra nella storia.  La moglie di Cliff  ha due fratelli, molto diversi tra loro: uno è un rabbino, un uomo religioso molto profondo, colto e stimato. L’altro fratello, Lester, è un produttore televisivo di grande successo: ricco, presuntuoso, egocentrico e superficiale (anche qui abbiamo una forzatura narrativa, i due non hanno nulla in comune). Il rabbino ha una grave patologia oculistica ed è paziente e confidente di Judah, che gli rivela senza entrare in particolari di essere molto in pena. La moglie di Cliff, sorella di Lester, lo convince ad assumere il marito, per girare il documentario che lo stesso Lester ha pensato di realizzare per illustrare al mondo i segreti del proprio successo. I due non hanno alcuna stima l’uno per l’altro, ma accettano la situazione. La segretaria di produzione del film su Lester è Halley, come la cometa (interpretata da Mia Farrow) che diviene oggetto delle attenzioni di Cliff, il quale se ne innamora. Nel frattempo anche Lester fa delle avances che la donna respinge. Cliff le dichiara il suo amore ma Halley lo informa che sta per partire per Londra dove si tratterrà a lungo occupata in un lavoro, per cui non intende impegnarsi sentimentalmente.

Nella sequenza finale del film, Lester  da un party per annunciare il proprio fidanzamento con Halley, al quale è invitato anche Cliff che apprende la notizia con grande stupore e costernazione. Nel fotogramma si vede la scena in cui Judah, oramai liberato dai suoi guai (ed anche dai rimorsi) e Cliff, in piena crisi depressiva, fanno la loro conoscenza e parlano il primo alludendo vagamente alla situazione critica dalla quale era uscito.

Sono molti i passaggi del film in cui l’autore ci pone davanti situazioni paradossali che interrogano la nostra coscienza. Soprattutto nella storia dell’oculista che si trasforma in assassino. Tutto sembra concorrere a dargli ragione nella sua folle decisione omicida. La donna è volubile, capricciosa, piagnucolosa, vendicativa e lui è così comprensivo, leale. Poi scopriamo che non è poi tanto onesto. Leale, ancor meno: è un traditore (Judah). Alla fine, dopo crisi di coscienza ed incubi notturni, si auto-assolve, candidamente ammette che un bel giorno gli incubi sono cessati e la vita è tornata a sorridergli. Cliff invece, che aveva puntato molto sul protagonista  di un suo documentario, un pensatore profondo è poco noto, scopre che questi si è inopinatamente suicidato, lasciando un biglietto con una frase piuttosto insignificante, vanificando così tutto il suo lavoro. Anche qui, la vicenda è paradossale e volutamente un po comica. Allen sembra insinuare come la vita sia in realtà una farsa (un’idea già espressa da Shakespeare qualche secolo prima), assurda e irriducibile alla razionalità scientifica. Il finale malinconico e vagamente bergmaniano è in puro stile. Pur con tutti i suoi limiti, un film di grande spessore.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...