Miracolo a Milano

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Chi sono quelle persone accampate alla periferia di Milano? Straccioni, affamati, commedianti, venditori d’illusioni… Qualcuno si da delle arie da signore…, ha la domestica! Qualcuno crede d’essere diverso, migliore, più furbo forse… Qualcuno è molto debole, vecchio e sdentato, qualcun’altro è balbuziente, uno è troppo basso, uno è grande e grosso…  Poi c’è lui, Totò, il buono, che non vuole essere migliore degli altri, ma ci riesce lo stesso. Quelle persone, quei straccioni presuntuosi, avidi, invidiosi, vittime… succubi ingenui, quella plebe da redimere, quei lazzari da resuscitare siamo noi. E Totò è il loro Messia.

Totò il Buono, il racconto in tono fiabesco che Zavattini scrisse nel 1943 e dal quale è stata tratta la sceneggiatura del film di De Sica, può apparire ingenuo e forse lo è, ma le immagini che lo hanno trasfigurato in cinema, con l’icasticità propria del mezzo e del linguaggio neo-realista, vanno oltre l’apparente ingenuità del testo narrativo. L’intento forse moraleggiante del film – formato in una visione classista che sembra ispirata più ai Vangeli che al Capitale di Marx – è contraddetto continuamente dalle immagini in cui il realismo sublima in surrealismo, mentre i personaggi sono venati di una certa crudezza espressionista che ricorda la Nuova Oggettività dei quadri di George Grotz e Otto Dix.

a Vittorio De Sica Miracle in Milan Miracolo a Milano DVD PDVD_012

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