Зеркало (Lo specchio)

L’acqua, il simbolo eterno, eternamente presente, ossessivamente presente nelle opere di Tarkoskij… In questo film l’autore sovrappone nella proiezione nei suoi ricordi d’infanzia, filtrati dalle inquietudini da adulto, simbologie ancestrali – l’acqua, il fuoco, lo specchio, la selva, la materia in decomposizione – e simbologie colte, come i riferimenti leonardeschi.

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…”Il fulgore dei più remoti accadimenti si fonda non tanto sui nudi fatti quanto sulla mescolanza di immagini magiche, di cui si ha un sentimento indistinto più che una consapevolezza. Immergendosi nell’infanzia e sfuggendo al mondo presente, Tarkovskij cade apparentemente nelle tenebre più fitte, ma anche visioni inaspettate di un mondo magico in cui i ricordi si mischiano con quel deposito di simulacri primordiali che è il retaggio della condizione dell’uomo. Tuttavia non sembra riscoprire tali sorgenti, è incapace di assimilare i motivi che l’inconscio travasa nella coscienza. Si trova in una situazione rischiosa perché i nuovi contenuti conservano la loro forma originaria, caotica, arcaica, e spezzano l’unità della coscienza.

mirror Tarkovskij rivolge la sua energia psichica verso se stesso, rievoca le immagini dei genitori, (un passato rassicurante), predilige la madre perché in essa è la fonte della vita e a lei ritorna per confortare il suo spirito esausto, per risorgere, forse, in un futuro più o meno lontano. Il riaccendere la memoria dei tempi dell’infanzia e della fanciullezza dischiude un’ampia gamma di possibilità: il “regressum ad uterum” può significare una necessità estrema di quiete, un bisogno di recuperare le proprie forze senza sprecare fatica. Come il sole, al termine del giorno declina nelle tenebre della notte, si nasconde nelle viscere della madre Terra per risorgere possente il giorno successivo, così l’uomo si ritira presso la madre e, mantenendo acceso il fuoco della sua coscienza, si rifocilla per rinascere vincendo lo stato oscuro di riunione con l’inconscio. In Lo specchio il ritorno alla vita trascorsa con la madre si dipana attraverso immagini costellate qua e là dalla presenza del fuoco … segno che, l’animo inquieto di Tarkoskij non si rassegna all’abbraccio fatale delle rimembranze. Nel momento in cui il sole sta tramontando, la vita sembra spenta. Regna la trepida attesa di un suo rinnovarsi: due esseri, il padre e la madre dell’autore, si congiungono in amore… Nella sequenza finale il regista fissa in un affascinante succedersi di immagini solenni e composite questo prodigioso evento. Ma, al tempo stesso, vuole arrestare il processo vitale, congelarlo nell’attimo in cui prevale l’informe: con la macchina abbandona la luminosa radura, arretra in un bosco finché i tronchi degli alberi sempre più fitti oscurano l’immagine. Avrebbe voluto non nascere, restare nel grembo materno; e ancora vorrebbe essere tutt’uno con la madre, con la matrice che nutre e conserva ma a cui è negata la creazione. …

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Lo specchio è una riflessione – attraverso un fantasticare intorno alle esperienze altrui basandosi sulle proprie – su un’esistenza in un momento di crisi. … Il capitolo finale è uno dei più suggestivi di un film suggestivo. Tarkovskij dal letto su cui giace lancia verso l’alto un volatile, forse morto e la macchina da presa accompagna il movimento staccando su un campo lungo, con una totale su una vasta radura circondata da un bosco e, scendendo di poco verso il basso, inizia una lunga carrellata panoramica da sinistra a destra sino a scoprire una casa tra gli alberi che fissa per qualche istante; poi si allontana all’indietro carrellando adagio verso terra sino a cogliere il padre e la madre che fanno l’amore e a fermarsi sul primo piano di lei. Stacco. Una panoramica da destra a sinistra mostra in campo lungo una donna anziana, la nonna materna, che passeggia tra la vegetazione al limitare del bosco con due bimbi. Il movimento continua, lento, su pezzi di legno percorsi da parassiti, su del verde muschio, su tronchi fradici e su una pozza in cui fra l’acqua limacciosa si scorgono arbusti in decomposizione. Finito il movimento, la macchina da presa, rivolta verso la selva, ne riprende il folto con una inquadratura fissa, poi segue la sinistra a destra la nonna che con i due bambini esce dal campo. Inquadra di nuovo il bosco e si sofferma su una voragine che sembra aprirsi fra la fitta vegetazione. Successivamente, per stacco, passa dal primo piano della madre a un campo lungo della radura con la nonna e i bambini che si avvicinano all’obiettivo. Poi, con indugiante movimento laterale da sinistra a destra, mostra in lontananza una donna sola, la madre, vicino a un alto palo: il disco solare scende dietro il bosco, ripreso in una inquadratura fissa; infine, seguendo un percorso obliquo da destra a sinistra, la macchina da presa si ritira, inoltrandosi fra  gli alberi che oppongono una barriera allo spazio aperto, alla luce”.
“Lo specchio” è un’opera visionaria e surreale, di straordinario spessore anche per la fotografia che è poesia visiva, unendo l’autore la propria arte a quella che fu del padre, il poeta Arsenij Aleksandrovič Tarkovskij… Una sorta di sintesi tra passato e presente, realtà e ricordo, immagini visionarie e poesia, oggettività e simbologie. Un film da vedere e da analizzare.

Lo specchio

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