palermo shooting

Non so se il rapporto con la morte, con l’idea della propria-morte – quindi non con la morte intesa come fenomeno generale, bensì con il pensiero della propria fine, dell’inesistenza – costituisca il nucleo centrale del film di Wenders…PAlermo_Shootingl

La morte nella sua tragica ineluttabilità era già entrata con estrema dolcezza e sconvolgente realismo in Nick’s movie [L’8 aprile 1979 il trentaquattrenne Wenders fa visita, nella sua casa-laboratorio di Spring Street a New York, al suo amico-maestro-padre Nicholas Ray (1911-16 giugno 1979), divorato da un tumore e vicino alla morte. Circondato da parenti e amici, Nick accetta di vivere i suoi ultimi giorni davanti alla cinepresa di Wenders, sapendo che cosa metterà fine alle riprese, e al film stesso: la propria morte. Film unico nella storia del cinema. Pone molte domande: dove termina in Ray il bisogno di chiudere la propria vita lavorando (e trovando sé stesso prima di morire) e dove comincia il suo esibizionismo? In che misura il film è sconvolgente e quanto è osceno? In che misura Wenders ha sfruttato Ray e quanto è stato da lui sfruttato? “Ma al di là del contratto Wim appare stordito… si è accorto che sta filmando qualcosa mai filmato prima, quello che Proust nelle sue ultime parole aveva chiamato l’immense frivolité des mourants” (Bernardo Bertolucci)].

Il fascino di Palermo shooting, per me, consiste nella riflessione sulla caducità rappresentata metaforicamente dalla opposizione tra l’immagine fotografica – leggera, facile, immediata e volatile – e quella pittorica (il Trionfo della morte), caduca anch’essa ma densa, complessa, simbolica. La morte, diversamente da quella celeberrima di Bergman (Il settimo sigillo) non gioca a scacchi, non veste di nero ma di un grigio pallido e ha un arco anziché la falce. Per il resto, non è possibile non scorgere l’analogia. In entrambe i casi il protagonista dialoga con essa in un rapporto confidenziale, personale, privato, che mai riesce coinvolgente per lo spettatore.

Trionfo_della_morte,_già_a_palazzo_sclafani,_galleria_regionale_di_Palazzo_Abbatellis,_palermo_(1446)_,_affresco_staccato

La critica e il pubblico hanno bollato come “disastro” questo film – sicuramente uno dei meno riusciti di Wenders – ma, personalmente, ne ho ricavato alcune riflessioni interessanti. L’uso del digitale e degli effetti – giudicati eccessivi e spropositati – per me è una indicazione importante circa l’apertura mentale dimostrata in una pellicola d’autore, consapevole di esporsi alle critiche feroci per il suo primo nuovo film “europeo”. La fotografia digitale offre possibilità notevoli dal punto di vista espressivo, ben oltre gli effetti speciali tradizionali. Credo che su questo punto avrò occasione di ritornare.palermo_shooting_campino_wim_wenders_025_jpg_ktbw

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