I movimenti di macchina

La specificità del cinema – ciò che lo differenziò sin dal principio dalla fotografia – è la capacità peculiare di poter riprendere in modo continuo  gesti e spostamenti dei soggetti nello spazio, anche quando la mdp è fissa e l’inquadratura è statica. Ma la mdp è in grado di riprendere i suoi stessi spostamenti nello spazio, sia quando il soggetto è fermo (come un paesaggio), sia quando il soggetto è in movimento.


Nella panoramica la mdp ruota restando fissa sul proprio asse. Il movimento della macchina può essere orizzontale (PAN) o verticale (TILT). Si tratta degli stessi movimenti che compiamo ruotando la testa per guardare intorno a noi (stando fermi); oppure sollevando o abbassando la stesta per guardare in alto o in basso. Infatti, questi movimenti sono spesso associati a riprese che mostrano quello che il soggetta sta osservando (riprese dette   in soggettiva o semplicemente soggettive).
Le inquadrature panoramiche sono molto frequenti, soprattutto nel cinema degli ultimi decenni, dove spesso sono associate ad altri mdm. Basilarmente, le PAN  possono assolvere a diverse funzioni, cone ad esempio mostrare un ambiente in soggettiva (assumento il punto di vista di un personaggio); descrivere il passaggio di qualcuno o di qualcosa; o collegare tra loro un certo punto dello spazio, per giungere ad uno di particolare interesse. In molti casi la PAN è usata per il suo scopo più immediato: descrivere un paesaggio, un luogo, un ambiente, scoprendo gradualmente particolari non visibili in partenza. Piccoli movimenti panoramici servono spesso per modificare l’inquadratura assecondando gli spostamenti del soggetto inquadrato. Si possono produrre movimenti repentini della mdp a collegare tra loro un’inquadratura di partenza ad una di arrivo, detti panoramiche a schiaffo. Negli ultimi anni l’uso di queste tecniche di ripresa piuttosto intuitive, naiv, sono state molto utilizzate da registi anticonvenzionali (come ad esempio il danese Lars von Trier o il coreano Park Chan-wook ).
Nelle riprese professionali sono utilizzate una teste panoramiche motorizzate, in grado di spostamenti orozzontali e verticali precisi programmabili dei gradi necessari per tracciare precisi archi di cerchio, anche in entrambe le direzioni. Nelle produzioni amatoriali si utilizza una comune testa fluida con comando manuale, con o senza base sferica. Con la base sferica, la testa consente anche l’inclinazione per effettuare panoramiche oblique, utili quando è necessario passare da una inquadratura “in bolla” ad una non in bolla (detta in gergo”sbollata”).
Un discorso a parte va fatto per gli obiettivi zoom, speciali obiettivi a focale variabile introdotti proprio per l’uso cinematografico, oggi usati soprattutto dai fotografi. La zoomata, infatti, produce visivamente un risultato analogo alla carrellata, avvicinando o allontanando il soggetto dal punto di ripresa mediante una modificazione dinamica della focale (wide-tele / tele-wide). In realtà il risultato è sensibilmente diverso, perché la zoomata introduce una cambiamento nel rapporto tra il soggetto e lo sfondo e nella pdc (profondità di campo), mentre la carrellata lo mantiene costante, trattandosi di un movimento fisico e non “ottico” della mdp (nella carrellata solitamente l’obiettivo ha una focale fissa). Naturalmente nulla vieta di adoperare entrambe le soluzioni insieme (carrello+zoom), magari con un movimento opposto, come esemplificato magistralmente, ad esempio in Vertigo (La donna che visse due volte) di Alfred Hitchcock al fine di creare sconcertanti effetti visivi (detti appunto effetti Vertigo).


La carrellata (o carrello) esegue uno spostamento della mdp mediante un movimento longitudinale, trasversale o curvilineo.
Immaginate di essere in un’automobile in marcia e di guardare avanti, o dietro, o su uno dei lati della vettura, o di girare intorno a qualcosa.
Nel cinema si utilizzano sofisticati carrelli con ruote di gomma (in questo video, demo di carrelli di produzione italiana) che possono essere spostati anche su rotaie e spesso sono dotati anche di una gru in grado di muovere in verticale la mdp e l’operatore seduto su uno sgabello.
Il carrello è in avanti quando si avvicina ad un soggetto statico; all’indientro quando se ne allontana.
Se il soggetto è in movimento, abbiamo un carrello a precedere quando la mdp si muove a ritroso, focalizzando l’attenzione sul soggetto che avanza. Abbiamo un carrello a seguire, quando segue il soggetto visto di spalle, sempre mantenendo costante la distanza della mdp. Questo mdm ha lo scopo di evidenziare le caratteristiche dell’ambiente, Abbiamo un carrello trasversale, quando segue il soggetto muovendosi parallelamente ad esso, con distanza costante (accompagnamento), o allontanandosene con un movimento in diagonale. Abbiamo un carrello verticale quando la mdp corre verticalmente  al soggetto, che sia esso statico o dinamico. In questo caso si utilizza una gru (crane).


Panoramiche e carrellate sono mdm frequentemente combinati  insieme con l’uso di un carrello-dolly, dotato, cioè, di una gru in grado di sollevare camera e operatore, o di una gru di più o meno grandi dimensioni, montata su un carrello (o su di un altro tipo di veicolo nel caso di riprese di scene “action” molto veloci, come inseguimenti ed acrobazie varie).

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