GLOSSARIO

ADATTAMENTO. – L’insieme delle procedure (che vanno dalla semplice → TRADUZIONE a veri e propri tagli o creazioni ex novo, rispetto all’originale) volte a predisporre i dialoghi di un film per il → DOPPIAGGIO da una lingua all’altra e, anche, il prodotto che ne risulta. Il testo sarà adattato sia al movimento delle labbra degli attori, sia agli orizzonti culturali degli spetta- tori [→ FRAMES].

ADATTATORE DIALOGHISTA DIALOGHISTA ADATTATORE.

ALLOCUTIVO ALLOCUZIONE.

ALLOCUZIONE. – L’allocuzione, o funzione allocutiva, si ha ogni volta che ci si rivolge direttamente a qualcuno, per es. chiamando- lo per nome. I pronomi personali e gli aggettivi e i pronomi possessivi usati per rivolgersi direttamente a un → INTERLOCUTORE sono detti allocutivi e, se impiegati per rivolgersi a persone con le quali non si ha un rapporto di confidenza, sono detti allocutivi di cortesia o reverenziali o di deferenza (Lei, Voi, Loro, Suo, etc., di solito scritti con l’iniziale maiuscola). Anche un nome o un titolo possono essere usati come allocutivi: scusi, dottor Rossi.

AMBIENTAZIONE SCENICA. – L’insieme degli elementi (contestuali e scenografici, linguistici e no) che permettono di identificare il luogo e la situazione (storica e sociale) in cui si immagina svolto un film, un → COPIONE o una loro parte.

ANELLO. – Breve spezzone di pellicola, così denominato, in ori- gine, per via della forma circolare data dalla coda incollata alla testa dello spezzone, creato per l’allestimento della versione doppiata di un film, ovvero per consentire ai doppiatori, al direttore e all’assistente di → DOPPIAGGIO di fruire di una ripetizione continua del brano da doppiare. Il termine è tuttora in uso, benché non si utilizzi più la pellicola, in sede di doppiaggio, bensì una copia digitale del film, elettronicamente suddivisa in piccoli brani.

ANGOLAZIONE. – Immaginando una linea ideale che collega l’→ OBIETTIVO della → MACCHINA DA PRESA e l’oggetto inquadrato, l’angolazione è l’orientamento di tale linea: si parla di → INQUADRATURA frontale, dall’alto, dal basso, da destra o da sinistra, secondo il punto da cui l’oggetto è inquadrato e, conseguentemente, secondo quanto è percepito dallo spettatore. Tendenzialmente, l’angolazione percepita come “normale” è quella orizzontale, vale a dire con l’oggetto e lo spazio inquadrati frontalmente. L’angolazione è uno degli elementi più significativi del linguaggio cinematografico e può pertanto essere sfruttata per ottenere determinati effetti: per es. per ingrandire un perso- naggio, inquadrandolo dal basso verso l’alto, o, viceversa, per schiacciarlo.

ASINCRONISMO. – È il fenomeno per cui i movimenti delle lab- bra degli attori sullo schermo non coincidono perfettamente con i suoni uditi [→ SINCRONISMO LABIALE]. Benché connaturato con la prassi stessa del → DOPPIAGGIO, si deve tentare di ridurre al minimo il fenomeno dell’asincronismo, a meno che non vi si assegnino particolari valori espressivi (quali lo straniamento). Un tipo diverso di asincronismo è quello tra il senso dei suoni (musicali e no) e il senso delle immagini, teorizzato dai primi teorici sovietici del film ai primordi del sonoro (Ejzensˇtejn, Pudovkin e altri), per i quali tale prassi era consigliata e perse- guita come l’unico modo per allontanarsi dalla banalità del nuovo cinema.

ASINCRONO. – Che presenta → ASINCRONISMO.

ASSOLVENZA DISSOLVENZA.

ATTO LINGUISTICO. – Azione svolta con le parole. Ogni espressione orale autonoma e interpretabile [→ ENUNCIATO] può essere ricondotta a un atto linguistico, in quanto espri- me principalmente una funzione e vuole ottenere un esito determinato: domanda, ordine, richiamo, etc. La funzione, cioè il valore pragmatico [→ PRAGMATICA] fondamentale dell’atto linguistico, è detta forza illocutiva o illocuzione ed è sempre riconoscibile grazie all’intonazione. Ogni atto lin- guistico è locutivo (in quanto dice qualcosa), illocutivo (in quanto ha un’intenzione e una funzione) e perlocutivo (in quanto ottiene degli esiti, influenzando in qualche modo chi l’ascolta).

AUTOCORREZIONE. – Fenomeno tipico del → PARLATO SPONTANEO, consistente nel correggere (ripetendo una o più parole o sostituendole, emettendo suoni inarticolati, etc.) quanto si è appena detto.

AVANSPETTACOLO. – Successione di scenette teatrali comiche, prive di un filo conduttore narrativo e basate in gran parte sul- l’improvvisazione, nata negli anni Trenta come integrazione di spettacoli cinematografici.

BATTUTA TURNO DIALOGICO.

CAFFÈCONCERTO (o CAFFÈ CONCERTO). – Italianizzazione del francese café–chantant o café–concert, locale (bar o ristorante) nel quale si eseguivano spettacoli musicali e di altro genere. Istituzione e genere spettacolare nati a Parigi e diffusissimi in tutta Europa (in Italia specialmente a Napoli) tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Usato talora come sinonimo di cabaret.

CAMERA. – Anglicismo spesso usato sia come telecamera sia come → MACCHINA DA PRESA.

CAMPO. – Tutto ciò che fa parte di un’→ INQUADRATURA, vale a dire la porzione di spazio (compresi, ovviamente, eventuali oggetti e persone che lo popolano) delimitato e riprodotto dalla → MACCHINA DA PRESA in un determinato momento.

CAMPO LUNGHISSIMO. – → INQUADRATURA di uno spazio molto vasto, in cui l’occhio dello spettatore tende a perdersi senza essere in grado di distinguere i particolari. L’indicazione di tale inquadratura è solitamente abbreviata in CLL.

CAMPO LUNGO. – → INQUADRATURA di uno spazio abbastanza vasto, in cui l’occhio dello spettatore è tuttavia in grado di distinguere alcuni dettagli, come per es. i personaggi eventualmente presenti e le loro azioni. L’indicazione di tale inquadratura è solitamente abbreviata in CL.

CAMPO MEDIO. – → INQUADRATURA di uno spazio limitato, in cui l’occhio dello spettatore si sofferma più sui dettagli e sui personaggi eventualmente presenti che sull’ambiente circostante, percepito come sfondo. L’indicazione di tale inquadratura è solitamente abbreviata in CM.

CARRELLATA CARRELLO.

CARRELLO. – Movimento della → MACCHINA DA PRESA che scorre su binari. Anche l’effetto ottico che ne consegue può essere detto carrello o carrellata.

CENTRO DEITTICO DEISSI. CINEMA DI GENERE GENERE. CINEOPERA FILMOPERA.

CINEPRESA MACCHINA DA PRESA.
CINESICO. – Di sistema di segni, o codice, basato sui movimenti

corporei sfruttati a scopo comunicativo.

CLAUSOLA. – Proposizione, ovvero unità sintattica fondamentale dell’→ ENUNCIATO, intermedia tra il → SINTAGMA e l’enunciato stesso. Può essere costituita anche da una sola parola: chiudo.

CODEMIXING. – Commistione di codici linguistici diversi; mescidanza di lingue o di registri.

CODESWITCHING. – Commutazione di codice; passaggio da una lingua all’altra o dal dialetto alla lingua standard o da un registro all’altro.

COLONNA. – Ciascuna delle varie tracce (o bande o piste) magne- tiche della pellicola: oltre alla colonna video e alla colonna delle musiche ci sono almeno la colonna dialoghi (di solito più d’una) e la colonna internazionale, contenente i suoni e i rumori del film, detti effetti sala, effetti speciali e effetti ambiente.

COLONNA SONORA. – L’insieme di tutte le → COLONNE audio di un film (vale a dire quelle dei dialoghi, dei rumori e della musi- ca), anche se, in accezione non tecnica, comunemente è chiamata colonna sonora soltanto l’insieme delle musiche di un film.

COMMEDIA ALLITALIANA. – L’espressione (fiorita nei giornali attorno al 1960), come tutti i termini designanti correnti, movimenti stilistici, etc., si presta a diverse interpretazioni e a varie delimitazioni cronologiche secondo l’orientamento degli analisti. Si annoverano nel genere Commedia all’italiana, perlopiù, quei film comici di consumo prodotti tra la fine degli anni Cin- quanta (a partire, convenzionalmente, dai Soliti ignoti, 1958, di Mario Monicelli) e l’inizio degli anni Ottanta del Novecento (La terrazza, 1980, di Ettore Scola), caratterizzati da un umorismo dolceamaro, spesso pungente e solitamente critico (in modo ora più felicemente ironico ora più superficiale) nei con- fronti di alcuni valori della media e piccola borghesia italiane. Temi prediletti sono l’arrivismo socioeconomico, la corruzione, la sessuomania maschile, il tradimento, il contrasto tra una cultura conformistica e velleità esteromani e modernistiche. Lo stile linguistico è legato quasi sempre all’uso degli italiani regionali, prevalentemente del romanesco, anche in forme più o meno ibridate (quasi mai di un dialetto vero e proprio) e alla frequenza di giochi verbali e di battute più o meno sessualmente spinte (Amici miei, 1975, di Monicelli). Oltreché su un determi- nato contesto storico (il boom economico, l’estensione del terziario, l’egemonia della Democrazia Cristiana) e su un numero di registi (da Steno a Monicelli, da Germi a Scola, Risi…) e di sceneggiatori di vaglia (Age e Scarpelli in primis), la Commedia all’italiana poteva contare, per essere immediatamente riconoscibile, su un drappello di attori di straordinarie versatilità e forza espressiva: Sordi, Gassman, Tognazzi, Manfredi, Vitti, Valeri, Sandrelli, Melato e vari altri comprimari. Molti studiosi oggi preferiscono l’etichetta, meno marcata e più sfumata anche cronologicamente, di Commedia italiana, avvertendo una sorta di riduzione spregiativa e di discriminazione etnico–culturale nella locuzione all’italiana.

COMMEDIA ALLUNGHERESE UNGHERESE, COMMEDIA ALL.

COMMEDIA DELL’ARTE. – Genere teatrale, detto anche teatro delle maschere o teatro all’improvviso, fiorito in Italia nel Cinquecento e in voga fino al primo Settecento, basato in larga parte sull’improvvisazione su un canovaccio, identificato da trame comiche, intrecci semplici, corrispondenza assai stereoti- pata tra un carattere e un dialetto, recitato perlopiù dalle maschere della tradizione regionale italiana (Arlecchino, Pulci- nella, etc.). Arte (che è da taluni scritto con l’iniziale maiuscola), in questo caso, sta per ‘mestiere, corporazione’, per designare, cioè, gli attori di professione.

COMMEDIA ITALIANA COMMEDIA ALLITALIANA.

COMMUTAZIONE DI CODICE CODESWITCHING.

CONNETTIVO. – Ogni elemento grammaticale che ha la funzione di collegare due componenti del → TESTO (parole, → SINTAGMI, → CLAUSOLE, → ENUNCIATI): tipici connettivi sono le preposizioni e le congiunzioni (e, o, ma, dunque, perché, etc.).

CONTINUITY SCRIPT. – Detto anche lista dialoghi, è la trascrizione dei dialoghi fatta a film ultimato, finalizzata alla realizzazione del → DOPPIAGGIO.

CONTROCAMPO. – Termine che solitamente indica il → CAMPO di un’→ INQUADRATURA rispetto all’inquadratura precedente con essa semanticamente correlata. Per es., nella → RIPRESA di un dialogo tra due personaggi, si adotta frequentemente, come tecnica di → MONTAGGIO e di → RACCORDO tra le scene, il cosiddetto campo–controcampo, vale a dire che l’→ ANGOLAZIONE si sposta come si sposterebbe l’occhio dell’osservatore se guardasse dal vivo gli → INTERLOCUTORI, soffermandosi ora sull’uno ora sull’altro. Perché il controcampo sia ben riuscito (ovvero non depisti lo spettatore), deve naturalmente risultare coerentemente accordato con il campo precedente, e dunque, per es., se la → MACCHINA DA PRESA riprende prima il personaggio di sinistra che guarda verso destra, nell’inquadratura successiva si vedrà il personaggio di destra che guarda verso sinistra.

COPIONE. – Testo scritto (perlopiù ad uso degli attori e dei registi) contenente i dialoghi di un’opera teatrale o di un film in funzione del loro allestimento.

CORTOMETRAGGIO METRAGGIO.

DATA DI EDIZIONE. – È la data della prima proiezione pubblica di un film, successiva alla data di produzione e a quella del visto della commissione di censura. È la data oggi comunemente assunta come data del film, poiché soltanto nel momento in cui esso inizia a circolare nelle sale può dirsi ultimata la fase della sua gestazione (salvo casi eccezionali di ritiro del film dalle sale per una sua successiva immissione con modificazioni) e avviata quella della sua ricezione.

DÉCOUPAGE. – Tecnicismo (francese) filmico dai molteplici significati: 1) → SCENEGGIATURA; 2) sceneggiatura desunta; 3) → COPIONE del film contenente indicazioni tecniche finalizzate alla realizzazione del → MONTAGGIO; 4) montaggio (o, più pro- priamente, la struttura del film nella sua composizione in unità di tempo e di spazio).

DEISSI. – La deissi è quel fenomeno linguistico per cui determinate espressioni, dette deittiche, richiedono, per essere interpretate, la conoscenza di particolari coordinate contestuali come l’identità degli → INTERLOCUTORI e la loro collocazione nello spazio e nel tempo. Sono dunque deittici i pronomi personali (io, tu, etc., che non indicano una persona determinata ma cambiano secondo il contesto) — e conseguentemente anche le desinenze verbali che indicano la persona, anche in assenza del soggetto esplicito —, gli aggettivi e i pronomi dimostrativi (questo, quello, etc.), gli avverbi di tempo (e conseguentemente anche le desinenze verbali che esprimono il tempo) e di luogo come ieri, domani, qui, , etc. Il contesto di riferimento indispensabile per interpretare i deittici è detto centro deittico, inte- so come l’insieme del tempo e del luogo in cui il parlante pro- duce l’→ ENUNCIATO. L’etimologia di deissi (detta non a caso anche indessicalità) è interessante: il verbo greco deikny ́nai significava, infatti, ‘mostrare, indicare’, e dunque il significato del termine è strettamente correlato con quello di dito (che ha la stessa origine etimologica). Infatti i deittici non sono altro che il corrispondente verbale di gesti atti a indicare, per es., un luogo o una persona: il gesto è sempre lo stesso, ma cambierà di volta in volta l’“oggetto” indicato.

DEITTICO DEISSI.

DENSITÀ LESSICALE. – Un testo viene definito denso quanto maggiore è il numero delle parole piene (dotate cioè di un significato autonomo: sostantivi, aggettivi, verbi, molti avverbi) rispetto alle vuote (ovvero le parole grammaticali: congiunzioni, preposizioni, articoli, etc.). Si dice che un testo è lessicalmente denso, più in generale, anche quando è ricco di parole a bassa frequenza, vale a dire poco comuni, e quando vi sono poche ripetizioni di una stessa parola.

DETTAGLIO. – → INQUADRATURA che ritrae molto da vicino un oggetto oppure una sua parte (per es. un elemento del volto o del corpo di un personaggio). L’indicazione di tale inquadratura è solitamente abbreviata in D.

DIALOGHISTA. – Chi compone le battute di dialogo e di monologo della → SCENEGGIATURA di un film. Spesso quella del dialoghista è una mansione che rientra nei compiti dello sceneggiato- re, ma talora, come spesso accade nel cinema statunitense, le due figure sono nettamente distinte. Il termine è usato talvolta come sinonimo di → DIALOGHISTA ADATTATORE.

DIALOGHISTA ADATTATORE. – Chi predispone i dialoghi di un film per il → DOPPIAGGIO, adattandoli, dunque, tanto al movimento delle labbra degli attori, quanto agli orizzonti culturali degli spetta- tori. Il suo compito sarà, soprattutto, quello di rendere i dialoghi credibili e scorrevoli, come se fossero stati scritti e recitati diretta- mente nella lingua d’arrivo senza far sentire il tramite della lingua di partenza (ovvero la lingua in cui è stato recitato il film originale).

DIALOGICITÀ. – Caratteristica del parlato conversazionale (detto anche dialogico), ovvero di un testo diviso in più → TURNI DIALOGICI che si alternano in modo più o meno fluido secondo la situazione, con vari fenomeni di → SOVRAPPOSIZIONE DI TURNO, interruzione, etc., propri del → PARLATO PARLATO.

DIDASCALIA. – Il testo verbale del film muto è distribuito in varie didascalie, ovvero brani di testo scritto, ora sotto forma di cartelli occupanti una o più → INQUADRATURE autonome, ora sovrimpresse all’immagine, ora disposte nel bordo inferiore o superiore dell’inquadratura. Possono essere più o meno frequenti, presentare diversi gradi di elaborazione grafica e stilistica e assolvere a varie funzioni: narrative (se riassumono o glossano momenti salienti dell’azione), locutive (se riportano le battute dei personaggi) o tematiche (se esprimono idee di carattere generale, quasi a morale di alcuni momenti del film). Le didascalie possono tuttora intercalare alcune immagini di film sono- ri, per es. per introdurre a mo’ di titolo le singole scene, oppure per fornire allo spettatore delle integrazioni o glosse riguardo all’azione o ai dialoghi.

DIEGÈSI. – L’aspetto narrativo del discorso: il discorso indiretto in un romanzo, oppure le parti descrittive e didascaliche in un dramma, rispetto al discorso diretto e alle parti drammatizzate (dette, invece, mimetiche, → MIMÈSI). Tra diegesi e mimesi (la cui contrapposizione risale a Platone e ad Aristotele) c’è dunque, più o meno, lo stesso rapporto che c’è tra stasi e azione o, più propriamente, tra narrazione e messa in scena: la mimesi è dunque ciò che tenta di riprodurre la realtà mediante il suo inscenamento, mentre la diegesi la racconta, la parafrasa.

DIEGETICO. – Che concerne la → DIEGÈSI.

DISCORSO DIRETTO RIPORTATO. – Si ha quando chi parla cita let- teralmente le parole di un altro o anche di sé stesso: «ti ricordi quando ti ho detto ‘o adesso o mai più’?».

DISCORSO INDIRETTO LIBERO. – Detto anche erlebte Rede (in tedesco ‘discorso rivissuto’), è una combinazione tra il discorso diretto e quello indiretto: del secondo ha la terza persona e i tempi verbali al passato (tipicamente all’imperfetto), del primo ha i → DEITTICI spaziotemporali, solitamente orientati sulla per- sona di cui si sta parlando, e certe espressioni (esclamazioni, imprecazioni, modi di dire) che non possono non appartenere ad altri che alla persona stessa: «stava pensando che, porca miseria, qui voleva farla finita, adesso!».

DISSOLVENZA. – Effetto di passaggio da un’→ INQUADRATURA all’altra, in cui l’immagine dell’inquadratura precedente diventa sempre meno nitida fino a scomparire nel buio (ed è detta, in questo caso, anche fondu, con tecnicismo francese). Il suo opposto (vale a dire quando è l’inquadratura successiva a passare gradualmente dal buio alla definitiva messa a fuoco) è detto assolvenza o dissolvenza in apertura. La combinazione di dissolvenza e assolvenza è detta dissolvenza incrociata e, a metà del percorso, mostra le due inquadrature entrambe sfumate e sovrapposte per qualche istante.

DISSOLVENZA IN APERTURA DISSOLVENZA.

DISSOLVENZA INCROCIATA DISSOLVENZA.

DISTRIBUZIONE. – L’insieme delle procedure (economiche, legali, etc.) che segna la vita del film dopo la → POST-PRODUZIONE, ovvero a partire dal momento in cui viene acquistato o noleggiato per la prima proiezione pubblica. Solitamente, la Casa di → PRODUZIONE affida il film a un distributore che ne regola la cessione alle singole sale cinematografiche. Sempre più spesso, oggi, le principali società di produzione posseggo- no anche società di distribuzione e un numero notevole di sale cinematografiche e si occupano anche della commercializzazione del film in VHS e DVD. Tale concentrazione di compe- tenze in un unico proprietario (in Italia i principali sono Mediaset e RAI) riduce i rischi del mancato recupero dei costi di un film, ma mette anche a dura a prova la sopravvivenza dei produttori e dei distributori minori, se non allineati ai due accorpamenti maggiori.

DOPPIAGGESE. – La lingua tipica del → DOPPIAGGIO, ritenuta una forma d’italiano ibrida tra falsa colloquialità ricca di calchi e stereotipi, pronuncia impeccabile e formalismo.

DOPPIAGGIO. – Insieme delle procedure atte ad ottenere la creazione di una nuova → COLONNA dialoghi di un film e, anche, il testo che ne risulta, ovvero la versione doppiata del film. Il doppiaggio viene realizzato in uno studio di incisione e → SINCRONIZZAZIONE del suono e vi partecipano un direttore, un assistente, un fonico di sala, vari doppiatori (vale a dire attori che debbono sostituire la propria voce, ma non il proprio volto, a quella degli attori sullo schermo), un sincronizzatore e un fonico di → MISSAGGIO.

DOPPIARE DOPPIAGGIO.
DOPPIATORE DOPPIAGGIO. ENCICLOPEDIA. – Insieme di → FRAMES.

ENUNCIATO. – Porzione di testo, autonoma dal punto di vista dell’intonazione, del senso e della sintassi, identificabile con la realizzazione di un solo → ATTO LINGUISTICO. Il termine viene di solito utilizzato come sinonimo di frase, oppure come un suo corrispettivo orale. Per un’accezione più specifica di enunciato e per una sua tipologia cfr. CRESTI (2000: I, 41–203).

EXTRALINGUISTICO. – Detto di tutti gli elementi che, pur non facendo parte direttamente della comunicazione verbale, contribuiscono insieme con essa a far funzionare la conversazione, come per es. i codici → CINESICO, → MIMICO e → PROSSEMICO. Possono talora essere definiti extralinguistici (ma secondo alcuni sarebbe meglio chiamarli PARALINGUISTICI) anche altri ele- menti che, pur prendendo parte all’atto comunicativo, non sono solitamente codificati dalle grammatiche né dalle trattazioni linguistiche: per es., il volume e il timbro della voce, che veicola- no importanti informazioni sul parlante (contribuendo a identificarne il sesso, l’età, gli stati d’animo e di salute, etc.), senza tut- tavia modificare il significato delle parole.

FABULA. – Nucleo originario di una narrazione, successione cro- nologica e lineare degli eventi di un racconto, successivamente intrecciati (mediante digressioni, salti temporali in avanti e all’indietro, omissioni, intromissione di altre storie, etc.) per esi- genze espressive e narrative.

FALSA PARTENZA. – Fenomeno tipico del → PARLATO SPONTANEO, consistente nel cominciare a parlare, nell’interrompersi e nel cominciare da capo.

FEEDBACK. – Letteralmente ‘segnale di ritorno’, detto anche retroazione; in linguistica il termine designa, tra l’altro, la capacità del parlante di sentire, e quindi di controllare, quanto sta dicendo ed eventualmente di autocorreggersi.

FIGURA INTERA. – → INQUADRATURA di un personaggio dalla testa ai piedi. L’indicazione di tale inquadratura è solitamente abbreviata in FI.

FILMOPERA. – Genere cinematografico consistente nella versione filmica (solitamente tagliata e più o meno manipolata, rispetto all’originale partitura) di un’opera lirica. Il genere fu in gran voga negli anni Quaranta–Sessanta del Novecento, soprat- tutto grazie al regista Carmine Gallone. Più recentemente, il genere è stato rispolverato da Franco Zeffirelli. Mentre i film–opera più antichi erano assai simili ad allestimenti teatrali (→ RIPRESE quasi tutte d’interno e con scarsi → MOVIMENTI DI MACCHINA), quelli più moderni tendono ad avvicinarsi ad altri generi cinematografici, con uso di esterni e di effetti speciali.

FLASHBACK. – Detto, in narratologia, preferibilmente analessi, consiste nel riferimento del narratore a personaggi o situazioni precedenti il tempo della narrazione. Nel linguaggio cinematografico, il flashback si ottiene, di solito, con un primo piano del personaggio che pensa o che racconta e poi con una → DISSOLVENZA INCROCIATA tra l’immagine del suo volto e le prime immagini dei suoi ricordi. La parte iniziale del ricordo può esse- re caratterizzata da vari effetti, quali un’→ INQUADRATURA più annebbiata, o più luminosa, o viceversa più scura del normale; le voci possono essere trattate con un effetto d’eco o d’ovatta- mento. La fine del flashback viene di solito realizzata mediante un’altra dissolvenza incrociata dall’ultima immagine dei ricordi al volto del personaggio che ricordava o raccontava.

FLASHFORWARD. – È il procedimento contrario a quello del → FLASHBACK; si tratta dunque d’un’anticipazione di eventi, meno frequente, e soprattutto meno stilisticamente connotata, rispetto al flashback. In narratologia si preferisce il termine prolessi.

FONDU DISSOLVENZA.

FOTOGRAMMA. – Unità minima di riferimento, di forma quadrangolare, della pellicola cinematografica impressionata. Lo scorrere dei fotogrammi (a velocità variabile secondo le epoche e gli stili, dai 16 ai 24 fotogrammi al secondo), mediante avvolgimento meccanico della pellicola, dà l’idea del movimento delle immagini. Ogni singolo fotogramma può essere considera- to equivalente a una fotografia.

FRAME. – Tecnicismo inglese dal significato letterale di ‘corni- ce’, usato in linguistica e in semiotica nell’accezione di quadro di riferimento, ovvero situazione già presente nella memo- ria, necessaria per interpretare situazioni nuove ma analoghe a quella conosciuta. I frames sono «depositi di conoscenze stereotipiche che variano al variare della cultura di una data comunità» e «dovrebbero garantire e soddisfare gli ‘orizzonti di attesa’ per cui, data la conoscenza di un fatto, dovremmo essere in grado di prevederne le successive riproposizioni» (CICALESE 1999: 178).

FRASE ENUNCIATO.

FUORI CAMPO. – Detto di persona o cosa non presente in un’→ INQUADRATURA (ovvero non in → CAMPO). Si usa di solito nel- l’espressione voce fuori campo (o VFC), per intendere la voce di un attore che sentiamo parlare ma non vediamo.

GENERE. – Parola dai molteplici significati e usata come tecnicismo in vari ambiti, tra i quali quelli linguistico e cinematografico. 1) In grammatica, con genere si intende l’essere femminile, maschile o neutro (quest’ultimo esiste soltanto in certe lingue, come per es. il latino o il tedesco) dei sostantivi, degli aggettivi, degli articoli e di certi pronomi. 2) In sociolinguistica (e in altre branche del sapere), sono molto studiate le opposizioni di genere, ovvero le caratteristiche ritenute distintive del modo di comunicare di uomi- ni, donne, omosessuali, transessuali. 3) Da anni, non più soltanto negli Stati Uniti, è florido il filone cosiddetto dei gender studies ‘studi del/sul genere, in base al genere’, vale a dire lo studio delle varie forme espressive (storia dell’arte, della musica, della lettera- tura, del cinema, etc.) nelle loro differenze a seconda del fatto che l’autore e i destinatari ideali siano uomini, donne, omosessuali, transessuali. 4) In cinematografia, invece, quando si parla di cine- ma di genere si intende qualcosa di completamente diverso. In questo caso, infatti, genere ha un significato analogo a quello che ha in letteratura e nelle arti, vale a dire ‘categoria cui appartengo- no determinate opere in base a vari criteri di accorpamento: dai temi, allo stile, etc.’. Cinema di genere è dunque quello facilmente identificabile in base ai temi, ai costumi e allo stile adottati: il cinema storico–mitologico (il genere cosiddetto peplum ‘il manto degli dei e degli antichi romani’, dai tipici costumi dei protagonisti), quello di fantascienza, dell’orrore, western, pornografico, etc.

GESTUALE MIMICO.

ICONICITÀ. – Indica tutti quei fenomeni per i quali la lingua tende a imitare qualche aspetto della realtà. Per es. le onomatopee, oppure i nomi propri utilizzati come se avessero un significato autonomo («non a caso si chiama Felice»), rispondono a un’esigenza di iconicità, così come la tendenza, tipica della sin- tassi del parlato, a mettere al primo posto la parte del discorso su cui si concentrano la massima attenzione ed emotività del parlante: «un attimo solo ti chiedo»; «tempo non ne ho davvero».

ICONICO. – È detto codice iconico il linguaggio delle immagini, contrapposto a quello delle parole, scritte o orali.

IN CAMPO FUORI CAMPO.

INNALZAMENTO DIAFASICO. – Aumento della formalità, passaggio da uno stile più colloquiale a uno più sorvegliato. È fenomeno frequente nella lingua di un film doppiato in italiano rispetto alla lingua originale del medesimo film.

INQUADRATURA. – Porzione di spazio delimitato e riprodotto dalla → MACCHINA DA PRESA (e dunque in questo senso il termine è sinonimo di → CAMPO) e, anche, più spesso, brano di film compreso tra due stacchi successivi della macchina da presa o tra due tagli della pellicola. È di solito considerata l’unità mini- ma d’analisi del linguaggio cinematografico.

INTERLOCUTORE. – Chi prende parte a un dialogo.

INTRECCIO. – Trama di un racconto, con tutte le complicazioni del- l’azione (salti temporali, digressioni, etc.). Il termine, spesso sostituito dall’inglese → PLOT, è solitamente contrapposto a → FABULA.

INTRODUTTORE DIALOGICO: → SEGNALE DISCORSIVO.

JUMPCUT STACCO.

KOLOSSAL. – Tecnicismo dalla grafia tedesca (benché sia attesta- ta, più recentemente, anche la forma colossal) ma dalla pronuncia (con accento sulla prima sillaba anziché sull’ultima, come in tedesco, o sulla seconda, come nell’inglese colossal, usato peraltro in diverse accezioni) e dal significato prevalentemente italiani, col quale si designa qualsiasi film realizzato con grandi mezzi economici e produttivi, rivolto alle più ampie platee, gira- to senza risparmio di divi, di grandi masse, di → SCENOGRAFIE imponenti, di effetti speciali e di tutti i mezzi atti ad ottenere un forte coinvolgimento emotivo. I kolossal prevedono perlopiù temi di carattere storico, epico, mitologico, religioso o avventuroso, intarsiati con storie d’amore più o meno infelici; hanno quasi sempre lunga durata e → INTRECCI che, anche quando non privi di complessità, tendono a escludere ogni approfondi- mento psicologico dei personaggi, manicheisticamente schiera- ti. Il tipo di film kolossal nasce in Italia negli anni Dieci del Novecento (Cabiria, 1914, di Giovanni Pastrone, ma già prima Quo Vadis, 1913, di Enrico Guazzoni) ed emigra presto nel resto dell’Europa e negli Stati Uniti, utilizzato per tentare di realizza- re grandi incassi (raramente, tuttavia, superiori alle spese) e lan- ciare nuove tecniche di → RIPRESA o di proiezione.

LIBRETTISTA. – Antico sinonimo di → SCENEGGIATORE, evidentemente preso in prestito dalla terminologia teatrale, dove designava il poeta per musica, l’autore della componente verbale (detta per l’appunto libretto) di un melodramma.

LINGUISTICA TESTUALE. – Indirizzo della linguistica, fiorito in Germania negli anni Settanta del Novecento, che assume il → TESTO, scritto o orale, come unità costitutiva (non la parola, come fa la lessicologia, o la frase, come fa la sintassi, considerata, fino a qualche decennio fa, come l’unità di massima esten- sione analizzabile linguisticamente). Si occupa, tra l’altro, di stabilire quali siano i requisiti fondamentali perché un testo possa essere definito tale (l’essere coerente e coeso, l’avere un intento comunicativo, etc.); quali siano i principali tipi di testo (informativi, narrativi, descrittivi, argomentativi, etc.), indivi- duabili grazie alla presenza di indizi particolari (quali la scelta del tempo e del modo verbali, per es.); come vengano strutturati i testi al loro interno (per es., la differenza tra titolo, sottotitolo, articolo nei giornali; la scansione in paragrafi nello scritto, oppure la suddivisione in unità informative nel discorso parla- to), etc. Si usa spesso, anche in italiano, la denominazione inglese di textlinguistics. Se ci si riferisce invece specificamente allo studio dei diversi tipi di testo, si parla spesso di tipologia testuale.

LISTA DIALOGHI CONTINUITY SCRIPT.
LOCUTORE. – Chi parla, chi produce un testo verbale. LUNGOMETRAGGIO METRAGGIO.

MACCHINA DA PRESA. – Apparecchio che consente di impressionare la pellicola destinata alla proiezione cinematografica. L’invenzione della m.d.p. (abbreviazione con cui l’oggetto è spesso designato, per es. nelle → SCENEGGIATURE) viene convenzionalmente attribuita ai fratelli Auguste e Louis Lumière nel 1895, anche se non mancano analoghi apparecchi precedentemente brevettati dall’americano Thomas A. Edison.

MEDIOMETRAGGIO METRAGGIO.

MÉLO. – Termine francese designante un genere cinematografi- co, destinato al consumo delle più ampie platee, fortemente influenzato dai toni teatrali tipici del mélodrame (‘melologo, cioè testo teatrale recitato originariamente con inserti strumentali’ e non ‘melodramma, cioè testo teatrale cantato’) e dell’ope- ra lirica e da quelli della letteratura d’appendice, vale a dire basato su storie strappalacrime d’amore e di tradimento. In Ita- lia eccelse nel genere, tra gli altri, il regista Raffaello Matarazzo (Catene, 1949; Tormento, 1950; I figli di nessuno, 1951; Chi è senza peccato…, 1952; Torna!, 1954; Angelo bianco, 1955; Malinconico autunno, 1958) o, più recentemente, Franco Zeffirelli. Dato l’equivoco possibile con il genere del → FILMOPERA, è preferibile mélo a melodramma, pure comune nel lessico della critica cinematografica.

METAFILMICO. – Detto di un film che cita altri film o che parla del cinema, anche, talora, in via indiretta, svelandone alcune finzioni.

METRAGGIO. – Indica la durata di un film, tecnicamente espressa in metri di pellicola, comunemente in minuti, con diverse corrispondenze tra le due unità di misura secondo i vari formati. In base alla lunghezza, i film vengono suddivisi in lungometraggi (dall’ora e mezza in su, pressappoco), cortometraggi (spesso detti anche corti o short, da uno a venti minuti circa) e medio- metraggi (tra i trenta e i sessanta minuti circa).

MEZZOCAMPOLUNGO CAMPO MEDIO.
MIMÈSI. – Imitazione della realtà e, in linguistica, del parlato

spontaneo. Per un’altra accezione di mimesi DIEGÈSI.

MIMETICO. – Che imita la realtà o il parlato spontaneo.

MIMETISMO MIMÈSI.

MIMICO. – Di sistema di segni, o codice, basato sui gesti e sulle espressioni facciali sfruttati a scopo comunicativo.

MISSAGGIO. – Operazione di realizzazione della colonna sonora, ovvero di combinazione tra le varie → COLONNE audio di un film (suoni, rumori, musiche, dialoghi), in modo tale che non vi siano elementi di incoerenza o di straniamento per il pubblico, a meno che non siano ricercati dagli autori del film. Detto anche mixage.

MISTILINGUISMO CODEMIXING.

MIXAGE MISSAGGIO.

MONOLOGICITÀ. – Caratteristica di un testo (detto monologico) costituito da un solo turno [→ TURNO DIALOGICO] o nel quale la → TURNAZIONE è fortemente sbilanciata a favore di un solo → LOCUTORE. Questo tipo di testo sarà dunque tendenzialmente più vicino ai caratteri dello scritto che a quelli del → PARLATO PARLATO.

MONTAGGIO. – Giunzione dei pezzi di pellicola e di banda magnetica su cui sono stati incisi immagini e suoni del film. Il montaggio è dunque una sorta di seconda regia, giacché sulla base dei tagli e della loro composizione si può intervenire sulla struttura narrativa dell’opera almeno tanto quanto attraverso la realizzazione delle → RIPRESE. Proprio per questa sua importanza, il montaggio è stato fin dall’origine del cinema al centro dei dibattiti teorici ed è stato anche l’aspetto che più di ogni altro ha favorito l’applicazione delle teorie linguistiche e semio- logiche al linguaggio cinematografico e la rivendicazione, da parte dei cineasti, del diritto d’essere considerati come creatori originali e non come meri riproduttori della realtà.

MOVIMENTO DI MACCHINA. – Qualsiasi spostamento (a spalla, su binari o mediante appositi macchinari) della → MACCHINA DA PRESA durante le → RIPRESE di un film, atto dunque a comuni- care allo spettatore l’idea del movimento (un personaggio che cammina, che sposta lo sguardo, etc.).

MOVIOLA. – Tavolo di lavorazione che consente le operazioni preliminari al → MONTAGGIO, al → DOPPIAGGIO, al → MISSAGGIO, etc. Permette, tra l’altro, di stabilire la velocità di avvolgi- mento e di riavvolgimento della pellicola, consentendo dunque di vedere le immagini rallentate, velocizzate o bloccate su un → FOTOGRAMMA.

NEOREALISMO. – Corrente cinematografica dai confini cronologici e tematici quantomai sfumati, nella quale la maggior parte degli studiosi tende a collocare la produzione di una decina di film (da Roma città aperta, 1945, di Roberto Rossellini, a Umberto D., 1952, di Vittorio De Sica) girati nel secondo dopo- guerra e caratterizzati dai seguenti motivi conduttori: argomenti connessi con il conflitto bellico appena trascorso e soprattutto con la Resistenza, utilizzati non soltanto come mero sfondo descrittivo ma con l’intento critico e politico di proporre la ricostruzione materiale e morale dell’Italia; estremo realismo, sia nella recitazione (di attori spesso non professionisti e comunque doppiati in dialetto o in italiano regionale), sia nell’AMBIENTAZIONE SCENICA (perlopiù all’aperto, o comunque non in studio, e rappresentante situazioni di estrema povertà); preferenza accordata all’elemento corale piuttosto che al protagonismo e al divismo. Non mancano apporti talora contrastanti nei film del Neorealismo, anche negli stessi autori (Zavattini, De Sica), quali lo spirito documentaristico e la tendenza a certo lirismo (Ladri di biciclette, 1948, di De Sica).

NEOREALISMO ROSA. – Si è soliti annoverare in questa tendenza cinematografica quei film di transizione tra il → NEOREALISMO e la → COMMEDIA ALLITALIANA (da Due soldi di speranza, 1952, di Renato Castellani, a Poveri, ma belli, 1957, di Dino Risi): del primo riprendono l’ambientazione pauperistica e la coralità (senza tuttavia la carica critica e politica), della seconda anticipano l’umorismo e certe stilizzazioni attoriali (anche qui, però, escludendo la forza anticonformistica propria delle migliori commedie all’italiana).

NOUVELLE VAGUE. – Corrente cinematografica francese (letteralmente ‘nuova ondata’) fiorita alla fine degli anni Cinquanta attorno alla rivista “Cahiers du Cinéma” e a registi come Godard, Truffaut, Resnais, Rohmer, Chabrol, Malle, Vadim, i quali intendevano distaccarsi dalla filmografia tradizionale francese, raccogliendo gli stimoli dei cineasti americani più moderni (da Hitchcock a Welles), ma anche di quelli del passato (Griffith). Caratteristici della Nouvelle vague sono l’importanza del → MONTAGGIO, il riconoscimento del cinema come linguaggio e la preferenza accordata a personaggi anticonformisti e talora eccentrici.

OBIETTIVO. – Parte della → MACCHINA DA PRESA, costituita da più lenti, attraverso la quale la luce proietta sulla pellicola l’im- magine degli oggetti inquadrati. È detta obiettivo anche la parte del proiettore atta a proiettare su uno schermo le immagini impresse sulla pellicola.

OPERAFILM FILMOPERA.

ORALITÀ. – Modo di esprimersi tramite la lingua parlata, senza ricorrere alla scrittura. È detta primaria quella delle culture non alfabetizzate, secondaria quella delle culture che conoscono anche la scrittura.

OVERSOUND VOICE OVER.

PANORAMICA. – Movimento rotatorio (in senso perlopiù orizzontale, ma anche verticale) della → MACCHINA DA PRESA, atto a comunicare l’idea, per es., dello sguardo di un personaggio che perlustra lo spazio attorno a sé. Può anche fungere da → RACCORDO tra due diverse → SCENE o far parte di un → PIANO SEQUENZA.

PARAFILMICO. – Detto di tutto quanto non fa parte del → TESTO filmico propriamente detto ma ne correda la distribuzione, la fruizione, lo studio, etc.: fotografie di scena, recensioni e altro.

PARALINGUISTICO. – Vengono talora così denominati quegli ele- menti (a nostro giudizio in realtà pienamente linguistici) non codificati dalle grammatiche ma pure utili nel determinare il valore degli → ENUNCIATI: ritmo (e quindi alternanza di suoni e pause) e intonazione (e quindi alternanza di parti più gravi e più acute). La presenza di pause, per es., consente di percepire il confine tra i vari enunciati di un testo. Grazie all’intonazione, soprattutto, è possibile non soltanto comprendere se un enuncia- to è una domanda, un’asserzione o un ordine, ma anche individuare la differenza tra elemento dato ed elemento nuovo dell’e- nunciato stesso. Per es., in un caso come «a Roma vivo», a seconda dell’intonazione l’ascoltatore capirà subito se a Roma è articolato come tema (con un senso generale dell’enunciato più o meno simile a: ‘a Roma è la mia vita, mentre il mio lavoro è a Viterbo’), oppure come rema (per es.: «a Roma, vivo, non a Ginevra!» ‘vivo a Roma, purtroppo, ma vorrei vivere a Ginevra!’) [→ UNITÀ TONALE].

PARLATO IN SITUAZIONE PARLATO PARLATO.

PARLATO PARLATO. – Il parlato spontaneo (detto anche in situazione), quello cioè di una normale conversazione a faccia a faccia, non preparata prima a tavolino né condotta dai parlanti con la consapevolezza di essere registrati. Si contrappone allo scritto e ad altre forme di parlato, quali il parlato scritto (testo scritto per essere letto o recitato ma anche testo scritto che imita il par- lato), il parlato recitato (imparato a memoria sulla base di un testo scritto), il parlato telefonico (non a faccia a faccia), il parla- to riprodotto o simulato (dalla letteratura mimetica, da certo teatro o dai mass media: televisivo, radiofonico, filmico, etc.). L’etichetta di parlato–parlato, e gran parte della tipologia e degli studi che ne seguirono, risale, in Italia, a NENCIONI (1976/1983).

PARLATO RECITATO PARLATO PARLATO. PARLATO RIPRODOTTO PARLATO PARLATO. PARLATO SCRITTO PARLATO PARLATO. PARLATO SIMULATO PARLATO PARLATO. PARLATO SPONTANEO PARLATO PARLATO.

PARTICOLARE DETTAGLIO.

PAUSA VOCALIZZATA. – Elemento fonico usato come riempitivo quando si esita e si prende tempo nel corso della conversazione, reso graficamente con ehm, hm e simili.

PEPLUM GENERE.

PIANO. – Mentre il → CAMPO ha come riferimento lo spazio inquadrato, il piano si riferisce alla figura umana: secondo la porzione di essa occupante l’ → INQUADRATURA si parla, dunque, di → FIGURA INTERA, → PRIMO PIANO, → PRIMISSIMO PIANO, → DETTAGLIO, etc.

PIANO AMERICANO. – → INQUADRATURA di un personaggio dalle ginocchia in su. È considerato il tipo di inquadratura più realistico, poiché è il più vicino alla visione naturale dell’essere umano posto a una distanza media dal suo → INTERLOCUTORE. È per questo l’inquadratura classica del cinema hollywoodiano, cui deve il suo nome. L’indicazione di tale inquadratura è solitamente abbreviata in PA.

PIANO MEDIO. – → INQUADRATURA di un personaggio dalla vita in su. L’indicazione di tale inquadratura è solitamente abbreviata in PM.

PIANO SEQUENZA. – → SEQUENZA caratterizzata da durata non breve e dall’assenza di → STACCHI. Tipici piani sequenza sono quelli in cui, per vari minuti, un’unica → MACCHINA DA PRESA si muove su cose, luoghi, persone, dando l’idea di un’estrema fluidità e della coincidenza tra tempo dell’osservazione, da parte dello spettatore, e tempo della → RIPRESA (ovvero il reale tempo che scorre), come accade per es. in Nodo alla gola (Rope), 1948, di Alfred Hitchcock o alla fine di Professione reporter, 1975, di Michelangelo Antonioni.

PISTA COLONNA.

PLOT. – Anglicismo utilizzato spesso sia, in senso generico, come sinonimo di trama di un film (ovvero ciò di cui un film parla, nelle sue linee più generali), sia come → INTRECCIO.

POSTPRODUZIONE PRODUZIONE.

POST-SINCRONIZZAZIONE. – L’insieme delle operazioni compiute per realizzare una → COLONNA SONORA (o una sua parte) da sostituire a quella originale (detta in PRESA DIRETTA) di un film. Si può realizzare la post-sincronizzazione dei soli rumori di un film, lasciandone inalterate musiche e dialoghi. Se invece si sostituiscono i dialoghi, il termine è sinonimo di doppiaggio, anche se talora si preferisce il primo al secondo vocabolo per la post-sincronizzazione di un film da italiano a italiano (usuale, nel nostro cinema, dal 1939 agli anni Novanta).

PRAGMATICA. – Branca della linguistica che studia la lingua come interazione tra parlanti ed è dunque interessata particolarmente agli → ATTI LINGUISTICI, alle unità d’informazione [→ UNITÀ TONALE] e all’intonazione del → PARLATO PARLATO.

PRESA DIRETTA. – Incisione della → COLONNA SONORA di un film, o di una sua parte (soltanto i dialoghi, o soltanto i rumori di scena), contemporaneamente alla → RIPRESA delle immagini e sul medesimo supporto magnetico (pellicola).

PRIMISSIMO PIANO. – → INQUADRATURA della parte centrale del volto (dagli occhi alla bocca) di un personaggio. L’indicazione di tale inquadratura è solitamente abbreviata in PPP.

PRIMO PIANO. – → INQUADRATURA di un personaggio dalle spal- le alla testa. L’indicazione di tale inquadratura è solitamente abbreviata in PP.

PRODUZIONE. – Il complesso delle attività tecniche, imprenditoriali, organizzative, amministrative, etc., necessario alla realizzazione di un film. Per l’ultima fase della realizzazione si parla spesso di postproduzione, consistente in tutte le attività da com- piere al termine delle → RIPRESE: → MONTAGGIO, → MISSAGGIO, etc. Produzione designa anche la (o il complesso delle) società (o Casa di produzione) che finanzia tali operazioni e detiene i diritti del film (come garantito dal marchio di produzione che, ormai abitualmente, chiude i → TITOLI DI CODA di ogni pellicola).

PROPOSIZIONE CLAUSOLA.

PROSSEMICO. – Di sistema di segni, o codice, basato sulla distanza tra gli → INTERLOCUTORI sfruttata a scopo comunicati- vo.

QUARTA PARETE. – La barriera ideale che separa il palcoscenico dal pubblico e che impedisce, di solito, che l’attore si rivolga direttamente agli spettatori e viceversa.

QUESTION TAG. – Forma interrogativa colloquiale tipica dell’ingle- se, consistente nel formulare un’asserzione seguita dal verbo ausiliare (e dal soggetto) dell’asserzione stessa in forma interro- gativa: «you’re not married, aren’t you?» ‘non sei sposato, vero?’.

RACCORDO. – Unione di due → INQUADRATURE. Ottenere dei raccordi fluidi (ovvero delle transizioni da un’inquadratura all’altra che risultino visivamente coerenti e senza sbavature) è lo scopo principale del → MONTAGGIO del cinema tradizionale.

RETRACTING. – Termine inglese con il quale si designano i vari fenomeni di → AUTOCORREZIONE e di → FALSA PARTENZA tipici del → PARLATO PARLATO.

RIDUTTORE. – Sinonimo ormai desueto di → DIALOGHISTA ADATTATORE, utilizzato perlopiù per i dialoghisti delle origini e per i traduttori delle → DIDASCALIE del cinema muto.

RIDUZIONE. – Sinonimo meno comune ma tuttora usato di → ADATTAMENTO.

RIPRESA. – Operazione compiuta dalla → MACCHINA DA PRESA nel fissare sulla pellicola ciò che rientra nel raggio d’azione [→ CAMPO] del suo → OBIETTIVO. Si definisce ripresa anche la registrazione dei suoni contemporanea alla ripresa visiva [→ PRESA DIRETTA].

RIVISTA. – Genere di teatro leggero basato sulla commistione di numeri recitati, cantati e danzati, caratterizzato da → SCENOGRAFIE e costumi sontuosi e da esili trame che fornivano il pre- testo per agganci con la moda e l’attualità. Nato in Francia nella seconda metà dell’Ottocento e florido in Italia tra gli anni Venti e i Cinquanta del Novecento.

SCALETTA. – Il testo scritto del film successivo al → SOGGETTO, indicante dunque, assai sinteticamente, l’ordine di massima in cui si succederanno gli avvenimenti.

SCENA. – Porzione di racconto filmico avente unità di tempo e di luogo, delimitata da pause lunghe e, dal punto di vista linguistico, da cambiamento “rilevante” di situazione comunicativa.

SCENEGGIATORE. – L’autore (ma si tratta quasi sempre di due o più autori) della → SCENEGGIATURA preliminare alla realizzazione di un film.

SCENEGGIATURA. – Il testo scritto di un film. Può essere detta anche sceneggiatura tecnica, se contiene, oltre ai dialoghi, varie indicazioni sulla → SCENOGRAFIA, sui → MOVIMENTI DI MACCHINA, sulla regia, sul → MONTAGGIO, etc.; sceneggiatura di lavorazione, se è quella iniziale, vale a dire preliminare alla lavorazione del film; sceneggiatura desunta o → DÉCOUPAGE, se trascritta sulla base della versione definitiva del film. Secondo l’allestimento grafico della pagina, è detta anche sceneggiatura all’italiana (con la pagina suddivisa in due colonne verticali, quella di sinistra contenente la descrizione dell’ambiente, del tempo atmosferico, alcune indicazioni sui movimenti di macchi- na e la descrizione dei personaggi; quella di destra contenente i dialoghi), all’americana (la parte descrittiva è a tutta pagina mentre i dialoghi, sottostanti, occupano la colonna centrale della pagina), alla francese (la parte descrittiva è a tutta pagina, men- tre i dialoghi sono scritti nella colonna di destra).

SCENEGGIATURA DESUNTA DÉCOUPAGE. SCENEGGIATURA DI LAVORAZIONE SCENEGGIATURA. SCENEGGIATURA TECNICA SCENEGGIATURA.

SCENOGRAFIA. – Il complesso degli elementi che costituiscono la componente visiva necessaria per l’allestimento di un film: arredi, oggetti, pannelli dipinti che fungano da fondali, strutture appositamente costruite per simulare case, strade o città, etc. Rientrano in senso lato nell’ambito scenografico tutte quelle competenze preposte alla realizzazione dei singoli elementi: arredatore, archi- tetto, decoratore, vari tecnici. Il responsabile della scenografia nel suo complesso è lo scenografo, solitamente distinto dal responsa- bile dei costumi o costumista. Alcune indicazioni sulla scenografia compaiono anche nella → SCENEGGIATURA.

SEGMENTAZIONE. – Fenomeno tipico dello stile colloquiale, che tende a dividere (sia mediante l’intonazione, sia mediante mezzi sintattici) l’→ ENUNCIATO in un centro e in una periferia, ovvero a sottolineare la scansione in un elemento dato e in uno nuovo [→ UNITÀ TONALE]. Sono tipiche frasi segmentate le dislocazioni a destra («l’hai comprato il giornale?») e a sinistra («il giornale l’ho comprato») e le frasi scrisse («è lui che doveva comprarlo»).

SEGNALE DISCORSIVO. – Parola (o gruppo di parole), parzialmente svuotata del significato originario, usata per sottolineare la strutturazione del discorso, l’apertura o la chiusura del → TURNO DIALOGICO (mediante segnali detti, per l’apertura, introduttori dialogici: tanto per cominciare…), il passaggio da un → INTERLOCUTORE all’altro, per connettere parti dell’→ ENUNCIATO o più enunciati, per esprimere l’atteggiamento del parlante o come semplice riempitivo della comunicazione: pronto?, vedi?, ti rendi conto?, praticamente, per così dire, in un certo senso, etc.

SEQUENZA. – Unità di misura filmica intermedia tra l’→ INQUADRATURA e la → SCENA, ma che può anche coincidere con entrambe, benché il termine sequenza sia meno specifico degli altri due. Si tratta di un segmento filmico costituito da una o più inquadrature che sviluppa un’unità di contenuto narrativo. È talora usato come sinonimo di → PIANO SEQUENZA.

SGUARDO IN MACCHINA. – Espediente linguistico del cinema consistente nel gesto di un personaggio che fissa la → MACCHINA DA PRESA che lo sta inquadrando, dando dunque l’illusione di guardare ogni componente del pubblico diritto negli occhi. L’espediente, che infrange la → QUARTA PARETE ed è dunque intrinsecamente → METAFILMICO, è utilizzato a scopo ora (perlopiù) umoristico ora drammatico, determinando comunque sempre un forte scarto dalla comunicazione filmica ordinaria e un sicuro coinvolgimento dello spettatore.

SINC SINCRONISMO LABIALE.

SINCRONISMO LABIALE. – Tecnica di → DOPPIAGGIO, abitualmente detta sinc dagli addetti ai lavori, consistente nel far coincidere il più possibile i movimenti delle labbra dell’attore con le parole recitate dal → DOPPIATORE. Si ottiene un buon sincronismo se l’→ ADATTATORE e il direttore di → DOPPIAGGIO fanno recitare ai doppiatori parole italiane contenenti vocali e consonanti dal grado di apertura delle labbra simile il più possibile a quello dei suoni presenti nella lingua originale.

SINCRONIZZATORE SINCRONIZZAZIONE.

SINCRONIZZAZIONE. – Ogni operazione, compiuta da tecnici detti sincronizzatori e dai fonici dello studio di → DOPPIAGGIO, consistente nel far procedere in accordo due o più componenti del film: le voci dei doppiatori con i movimenti degli attori, i suoni e i rumori con le immagini del film ad essi connessi e così via. Spesso, mero sinonimo di → POSTSINCRONIZZAZIONE o → DOPPIAGGIO.

SINTAGMA. – Componente logico–sintattico e semantico minimo della → CLAUSOLA, costituito da una o più parole con un’unica fun- zione: può essere nominale (il treno), verbale (è partito), aggettiva- le (i bei vecchi tempi), preposizionale (con te) o avverbiale (lenta- mente), a seconda della funzione del termine che lo caratterizza.

SINTAGMATICO, VERBO. – Verbo (detto anche frasale) costituito da due parole: una è il verbo propriamente detto, l’altra è un avverbio: buttar giù, far fuori, mettere sotto, tirar su, etc. L’avverbio, come si vede, conferisce un significato specifico (e talora una connotazione colloquiale rispetto a un sinonimo non sin- tagmatico: per es. tirar su rispetto a sollevare) distinto da quello del verbo assoluto.

SOGGETTIVA. – → INQUADRATURA che presuppone la corrispondenza tra occhio dello spettatore, occhio del regista e occhio di un personaggio del film. Si verifica quando la → MACCHINA DA PRESA, inquadrando qualcosa, ci dà l’illusione che a guardare in quel momento sia un personaggio del film.

SOGGETTO. – In ambito cinematografico indica il primo testo scritto, solitamente estremamente sintetico, che fa da spunto per la → SCENEGGIATURA e che costituisce, dunque, la prima idea del film. Attinge molto spesso alla letteratura.

SONORIZZAZIONE. – Passaggio di una consonante da sorda a sonora (per es. dal latino lacum all’italiano lago).

SOPRASEGMENTALI, TRATTI TRATTI SOPRASEGMENTALI.

SOTTOTITOLO. – Porzione di testo scritta disposta orizzontalmente nella parte inferiore dello schermo, o sovrimpressa all’immagine o, più raramente, proiettata subito al di sotto di essa. I sottotitoli possono essere utilizzati per diverse ragioni: per tradurre (sintetizzandolo) il testo verbale di un film in lingua straniera; per agevolare la comprensione dello spettatore (per es. nel caso di non udenti oppure nel → FILMOPERA, dal testo can- tato non sempre facilmente intelligibile); per integrare parti della narrazione [→ DIDASCALIA].

SOURCE ORIENTED TRANSLATION. – Tipo di traduzione orientata sull’autore e sulla fonte (source) originale, detta anche filologica, ovvero attenta prevalentemente a restituire al fruitore della lingua B — la lingua in cui si traduce — un testo il più possibile vicino alla volontà dell’autore in lingua A — la lingua dell’o- riginale. Si contrappone alla → TARGET ORIENTED TRANSLATION.

SOVRAPPOSIZIONE DIALOGICA SOVRAPPOSIZIONE DI TURNO.

SOVRAPPOSIZIONE DI TURNO. – Fenomeno, tipico del → PARLATO SPONTANEO, che si verifica quando due o più persone parlano contemporaneamente [→ TURNO DIALOGICO].

SOVRATITOLO. – Ha le stesse caratteristiche del → SOTTOTITOLO, salvo la posizione (nel bordo superiore dello schermo). Sono ormai frequenti nel teatro d’opera, in cui vengono proiettati, in bianco su sfondo nero, sulla parte superiore del bocca- scena.

SOVRIMPRESSIONE. – Effetto consistente nel lasciar trasparire un’immagine sotto l’altra, ottenuto mediante la stampa di due o più negativi sullo stesso → FOTOGRAMMA positivo. È spesso utilizzata per conferire un senso di irrealtà alla narrazione (per es. per mostrare le immagini di un sogno o di un ricordo) ed è impiegata nella → DISSOLVENZA INCROCIATA. Si parla di sovrimpressione anche per i → SOTTOTITOLI facenti parte dell’→ INQUADRATURA.

STACCO. – Passaggio netto da un’→ INQUADRATURA all’altra senza alcun effetto (→ DISSOLVENZA, etc.). Secondo le esigenze della regia e del → MONTAGGIO, gli stacchi possono essere più o meno lunghi e possono separare tra loro inquadrature più o meno correlate semanticamente. Tipico del cinema moderno, per es., è lo stacco detto jump–cut, consistente nell’infrazione della continuità spazio–temporale dell’azione.

STORYBOARD. – È una sorta di → SCENEGGIATURA del film (o di un prodotto televisivo, pubblicitario e simili), o di alcune sue parti, corredata da materiale visivo. Si tratta dunque di una serie di immagini (un tempo disegnate, oggi sempre più spesso fotografate) che rappresentano alcuni momenti salienti del film, corredate da scritte riproducenti i dialoghi e altre indicazioni testuali. Può servire sia come ausilio durante la realizzazione del film, sia come sua documentazione a lavoro ultimato.

TARGET ORIENTED TRANSLATION. – Tipo di traduzione orientata sul destinatario (target), detta anche naturalizzante o etnocentrica, che tenta, cioè, di adattare i riferimenti socioculturali pre- senti nell’opera originale con altri riferimenti familiari al fruitore appartenente al sistema culturale nel quale l’opera viene tra- dotta. Si contrappone alla → SOURCE ORIENTED TRANSLATION.

TEATRO DI VARIETÀ VARIETÀ.
TEATRONIMO. – Nome proprio di luogo destinato allo spettacolo

(cinema teatro, sala da concerto, etc.).

TELEFONI BIANCHI. – Epiteto dato ai film italiani di genere bril- lante del periodo 1930–1943 (spesso detti anche commedie all’ungherese: → UNGHERESE, COMMEDIA ALL), caratterizzati da ambienti altoborghesi con arredamento ostentatamente  moderno ed elegante (tra cui vari apparecchi telefonici, solita- mente bianchi, ben in vista). Il genere si poneva come corrispettivo nostrano della commedia sofisticata statunitense (basato dunque su prevedibili intrighi amorosi e sul rapporto, sempre a lieto fine, tra persone appartenenti a classi sociali diverse) e non mancava, nei suoi frutti migliori (Mario Camerini), di certa bonaria e ironica presa in giro dei “signori” e dei loro emuli. Vi erano deliberatamente evitati riferimenti alla povertà, al disagio e ad ogni altro argomento spiacevole che potesse ostacolare le aspettative oniriche del pubblico medio.

TESTO. – Tradizionalmente un testo è un insieme di più frasi aventi argomento affine e medesimo scopo comunicativo. Oggi i confini di testo si sono notevolmente allargati: qualunque insieme di segni (un quadro, un film, una fotografia, un brano musi- cale, etc.) rispondente almeno ai requisiti di coerenza, coesione, interpretabilità e intento comunicativo può essere considerato un testo, indipendentemente dalla sua lunghezza. Anche una sola parola può costituire un testo (per es. la scritta Chiuso sulla porta di un negozio), o addirittura un cenno o un gesto: per es. il moto della testa o della mano per indicare ‘sì’ o ‘no’. Dato l’allargamento semantico del termine, possono insorgere equivoci: occorrerà, per es., distinguere il testo filmico, preso nel suo complesso (dato dall’insieme delle componenti visiva, sonora e verbale), dal testo verbale del film (riguardante la sola componente dei dialoghi).

TESTO FILMICO TESTO.
TEXTLINGUISTICS LINGUISTICA TESTUALE. TIPOLOGIA TESTUALE LINGUISTICA TESTUALE. TITOLI DI CODA TITOLO.
TITOLI DI TESTA TITOLO.

TITOLISTA. – L’addetto alla stesura delle → DIDASCALIE del film muto. Oggi, l’addetto alla composizione dei → TITOLI DI TESTA e DI CODA di un film.

TITOLO. – Termine che, in ambito cinematografico, ha numerosi significati: 1) sorta di nome proprio del film, con cui quest’ulti- mo viene di norma designato: «il titolo del mio film preferito è Via col vento»; 2) sinonimo di → DIDASCALIA del film muto; 3) sinonimo di → SOTTOTITOLO; 4) insieme di informazioni tecni- che (cast, luoghi delle → RIPRESE, marchi e date, etc.) scritte all’inizio (titoli di testa) e alla fine (titoli di coda) del film.

TRADUZIONE. – La trasposizione di un testo da una lingua a un’altra, operazione sempre particolarmente delicata per via della necessità di conciliare la fedeltà all’originale con le cono- scenze del pubblico straniero [→ SOURCE ORIENTED TRANSLATION, TARGET ORIENTED TRANSLATION], si arricchisce di problemi quando riguarda il cinema, poiché deve tener conto anche del rapporto tra le parole e le immagini e, data la natura del film come prodotto di massa, deve tentare di ridurre il rischio di inintelligibilità [→ ADATTAMENTO, DOPPIAGGIO, FRAME].

TRASMESSO. – La lingua trasmessa è quella veicolata da un sistema tecnico di riproduzione sonora e/o visiva (telefono, radio, cinema, televisione, registratore, etc.).

TRATTAMENTO. – Il testo scritto del film intermedio tra la → SCALETTA e la → SCENEGGIATURA, che indica una prima elaborazione narrativa del film e una scansione in scene fonda- mentali.

TRATTI SOPRASEGMENTALI. – Gli elementi cosiddetti prosodici (vale a dire legati alla pronuncia: accento, intonazione, etc.), in quanto considerati come sovrapposti alla (o meglio che abbracciano non uno ma la) successione dei segmenti grafici (o grafemi) delle parole.

TURNAZIONE. – Modalità di avvicendamento dei turni [→ TURNO DIALOGICO] in un testo. La turnazione può dunque essere più o meno veloce (secondo il numero dei turni al minuto), fluida (senza sovrapposizioni), sovrapposta [→ SOVRAPPOSIZIONE DI TURNO), etc. Può inoltre essere libera, se i parlanti si alternano senza che qualcuno assegni loro la parola con vincoli particolari (come nella normale conversazione) o diretta o controllata, se c’è un mediatore che assegna o toglie la parola (come nei convegni, nelle lezioni scolastiche, nelle trasmissioni radiotelevisive, etc.).

TURNO CONVERSAZIONALE TURNO DIALOGICO.

TURNO DIALOGICO. – Porzione di testo orale pronunciata da un solo parlante e delimitata dalla presa di parola da parte di altri parlanti o dalla fine del dialogo. Detto anche battuta.

UNGHERESE, COMMEDIA ALL. – Vengono così designati quei film di stile brillante, ambientati perlopiù in Ungheria (e talora girati da registi ungheresi o tratti da commedie ungheresi), in voga in Italia tra gli anni Trenta e Quaranta. Dati i temi moral- mente invisi al regime fascista (adulterio, divorzio, “mollezza” borghese, etc.), l’ambientazione ungherese serviva anche a pre- venire l’eventuale intervento della censura contro un’immagine poco lusinghiera dell’Italia. L’atmosfera di queste opere è di fatto la medesima del genere detto dei → TELEFONI BIANCHI, oggi preferibilmente designato Commedia all’ungherese.

UNITÀ TONALE. – Parte dell’→ ENUNCIATO (anche se molti enunciati sono costituiti da una sola unità tonale) articolata con un profilo intonativo omogeneo, vale a dire senza brusche ascese o discese di tono. È il corrispettivo fonico di un’unità d’informa- zione, ovvero di quella parte d’enunciato che può avere la funzione di elemento già noto (detto topic o tema), di elemento nuovo, saliente per chi parla e su cui far concentrare l’attenzione di chi ascolta (detto comment o rema o focus), etc. [→ PARALINGUISTICO].

VARIETÀ. – Spettacolo teatrale comprendente rappresentazioni diverse: musicali, comiche, drammatiche, acrobatiche, illusionistiche, etc., non legate tra loro da una trama. Spesso il termine è usato anche per designare, genericamente, il teatro leggero e basato in gran parte sull’improvvisazione, dall’→ AVANSPETTACOLO alla → RIVISTA. Secondo le varie epoche e culture, il varietà può essere assimilato ora al → CAFFÈCONCERTO, ora al cabaret (tuttora vivo).

VERBO SINTAGMATICO SINTAGMATICO, VERBO.

VOICE OVER. – Espediente di traduzione audiovisiva alternativo al → DOPPIAGGIO e ai → SOTTOTITOLI, consistente nell’aggiungere al filmato una voce (o più voci) → FUORI CAMPO che traduca il dialogo originale, pure udibile in sottofondo e leggermente anticipato rispetto alla voce–traduzione. È tecnica usata soprattutto nei documentari, nelle interviste, in determinati film presentati nei festival, e insomma in tutti quei casi in cui si ritiene importante far sentire le voci originali senza rinunciare alla piena comprensibilità del pubblico. È detto anche oversound.

ZOOM. – Particolare tecnica di → RIPRESA che, attraverso l’uso di determinati → OBIETTIVI, imita l’avvicinamento o l’allontanamento dell’oggetto e dello spazio inquadrati dalla → MACCHINA DA PRESA fissa.

ZOOMATA. – Effetto di rapido avvicinamento o allontanamento dell’oggetto e dello spazio inquadrati grazie alla tecnica dello → ZOOM.